SARS-COVID-19 e Apparato Digerente

I Coronavirus appartengono ad un’ampia famiglia di virus RNA come il virus influenzale annuale.
E’ ormai noto a tutti che i sintomi respiratori tipici della malattia COVID-19, consistenti in febbre, tosse secca ed eventualmente dispnea sono le manifestazioni cliniche più frequenti, molto simili a quelle della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) del 2003 e della MERS (Middle East Respiratory Syndrome) del 2012, da noi fortunatamente quasi sconosciute 1 .
Queste analogie fra le diverse sindromi confermano che la trasmissione avviene attraverso le goccioline di saliva (droplet infection) e con contatti diretti interumani 2 .
Tuttavia, sintomi meno comuni quali diarrea, nausea, vomito e dolore addominale sono riscontrati con frequenza molto variabile nelle diverse popolazioni, spesso presentandosi in forma precoce e leggera, spesso seguiti dalla tipica sindrome respiratoria 3 .

Diversamente, circa il 18% dei casi infettati presenta solamente sintomi digestivi.
Precedenti studi effettuati durante la SARS 2003, hanno evidenziato che il SARS coronavirus (SARS-CoV) ha un tropismo anche per il tratto gastrointestinale.
Infatti il virus fu ritrovato non solo nelle biopsie intestinali, ma anche in campioni di feci in pazienti considerati clinicamente guariti e dimessi.
Come entra nel nostro organismo questo virus?
SARS-CoV-2 può penetrare le cellule che presentano il recettore per l’enzima di conversione dell’angiotensina II (ACE2).
Queste cellule sono presenti abbondantemente nelle vie aeree, nell’esofago superiore, negli enterociti dell’ileo e nelle cellule epiteliali del colon.
La sindrome enterica del SARS-CoV-2 si associa quindi all’invasione degli enterociti che esprimono l’ACE2 (Angiotensin Converting Enzyme II).
Poiché l’ACE2 è fondamentale nel controllo dell’infiammazione intestinale ne consegue che la sua distruzione porti alla diarrea.
Nell’intestino infiammato si rompono i legami fra cellula e cellula (tight junctions) e quindi una secrezione di liquidi dalla parete nel lume intestinale.
Inoltre le cellule intestinali stesse diventano più permeabili al cloro e al potassio, con il richiamo nel lume di sodio potassio e acqua.
Ne consegue che l’apparato digerente è da considerarsi, insieme all’apparato respiratorio una potenziale via di ingresso per l’infezione SARS-CoV-2.
Il reperto del virus nell’intestino spiega quindi, anche se parzialmente, la sintomatologia digestiva in alcuni pazienti, e solleva inoltre il problema dell’esistenza di altre modalità di trasmissione e contagio di questa malattia 4 .
In circa il 60% dei casi sono state segnalate inoltre alterazioni della biochimica epatica, come il rialzo modesto delle ALT e AST, della bilirubina, un prolungamento del tempo di protrombina e una diminuzione della protidemia, caratteristiche queste di gran parte delle infezioni virali .

Tuttavia il reperto del virus nelle biopsie epatiche conferma il dato che il coronavirus può infettare anche il fegato determinando una vera e propria epatite virale, anche se generalmente non grave.
Va tenuto comunque conto che le alterazioni della funzionalità epatica possono attribuirsi anche ai numerosi farmaci antivirali somministrati ai pazienti.
Più recentemente – il 27 marzo scorso – l’American Academy of Otorinolaringology & Head qnd Neck Surgery, ha proposto di aggiungere due ulteriori sintomi alla lista di quelli da valutare per diagnosticare potenziali individui infetti.
Si tratta dell’anosmia (perdita dell’olfatto) e la disgeusia (perdita e/o alterazione del gusto).
In alcuni casi di infezione si è registrato che l’anosmia può essere il solo sintomo dominante il quadro clinico.
In altre situazioni si è inoltre riportato che un certo grado di anoressia può precedere e/ accompagnare l’insorgenza dei sintomi digestivi, sintomatologia questa, comunque tipica di ogni virosi gastrointestinale.
La malattia da COVID-19 è completamente nuova.
Tutte le conoscenze disponibili arrivano di giorno in giorno e si aggiungono a quelle ottenute per analogie con infezioni precedenti da agenti virali similari ed esse debbono essere sempre contestualizzate.
Tuttavia l’importanza della sintomatologia digestiva non è stata ancora sufficientemente presa in considerazione soprattutto per una diagnosi precoce dell’infezione e per i successivi provvedimenti da intraprendere.
In particolare individui con:

  •  anoressia improvvisa
  • nausea
  •  anosmia
  • disgeusia
  • dolore addominale
  • diarrea

dovrebbero essere isolati in attesa di valutare l’evoluzione del quadro clinico per poi confermare la diagnosi con tampone (se necessario) ed iniziare le cure il più precocemente possibile.
Cure non tanto per il problema intestinale che andrà trattato in modo sintomatico, quanto per la possibile insorgenza delle complicanze respiratorie.
Una negligenza in tal sensato potrebbe contribuire alla inconsapevole diffusione del contagio e pervenire ad una diagnosi di COVID-19 tardivamente.
Infine l’eliminazione del COVID-19 con le feci pone altri problemi igienici e di comunità soprattutto per i soggetti rimasti a casa e in contatto con i famigliari.
Ad oggi il suggerimento è quello di attuare un autoisolamento come nella fasi iniziali della sintomatologia respiratoria.
Infine ai responsabili delle comunità toccherà il compito di praticare con mezzi energici la pulizia e la disinfezione dei pavimenti di spazi comuni, di marciapiedi e sottoportici, come si è visto applicare in Cina.

Giancarlo Caletti Gastroenterologo Professore dell’Alma Mater
Casa di Cura Toniolo Bologna

  1. Corley DA & Peek RM. COVID-19: What Should Clinician and Scientists Do and When? Gastroenterology. 2020.03.026 Pre-proof.
  2. Ungaro RC & al, What Should Gastroenterologists and Patients Know About COVID-19. Gastroenterology. 2020.03.020 Pre-proof.
  3. Zhou Z & al. Effect of gastrointestinal symptoms on patients infected with COVID-19. Gastroenterology. 2020.03-020 Pre-proof.
  4. Luo S & al. Don’ overlook digestive symptoms in patients with 2019 novel coronavirus disease (COVID-19). Gastroenterology. 2020.03.043 Pre-proof.
  5. Tu J & al. COVID-19: Gastrointestinal manifestation and potential fecal-oral transmission. Gastroenterology. 2020.03.054 Pre-proof.
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