Consigli dietetici per la sindrome dell'intestino irritabile

low fodmapsLa sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo cronico, che colpisce moltissime persone ed è caratterizzato da sintomi, variabili per intensità e durata, come il gonfiore e il dolore addominale, associati a diarrea cronica e/o stitichezza, meteorismo, flatulenza

E’ un disturbo funzionale, ovvero non è associato ad una specifica malattia, ma si presenta in persone con alterata motilità e sensibilità intestinale. Ciò significa che l’intestino è iper-reattivo a numerosi stimoli, come l’alimentazione, lo stress, le emozioni, il periodo mestruale, le infezioni gastrointestinali. È un disturbo assolutamente benigno che non comporta un aumentato rischio di malattie (come il cancro del colon) o una ridotta aspettativa di vita, può però influire negativamente sulle attività di ogni giorno

 

Le cause della sindrome dell’intestino irritabile sono in parte sconosciute e pertanto non esiste una cura univoca e definitiva.

Certamente l’alimentazione può influenzare i sintomi, aumentandoli o riducendoli. Infatti molte persone notano disturbi dopo i pasti, specialmente in seguito all’assunzione di certi alimenti.

Essi si interrogano se siano affetti da un’allergia o da una intolleranza alimentare.

Il fatto che crea più confusione è che un certo alimento sembra essere causa di disturbo un certo giorno, ma non in un altro.

Non c’è nessuna evidenza che le modalità della digestione del cibo nell’intestino sia diversa nei soggetti con “sindrome dell’intestino irritabile” rispetto ai soggetti sani.

La dieta, il cibo e l’alimentazione in genere non sono comunque alla base delle cause di questa sindrome. Tuttavia in questa situazione alterata vi è un’aumentata reattività dei muscoli della parete intestinale e/o un’aumentata sensibilità della stessa che può causare una eccessiva risposta dell’intestino a certi stimoli, anche ai più semplici, quali la normale contrazione intestinale chiamata peristalsi.

Anche un evento normale quale il mangiare, anche cibi molto semplici, può talvolta aggravare i sintomi.

Il riflesso gastro-colico, noto già’ dal 1800, consiste in una stimolo (riflesso) della peristalsi (contrazione) della muscolatura liscia del colon in seguito al riempimento dello stomaco conseguente ad un pasto. Nei soggetti sani esso determina uno stimolo alla defecazione, mentre nei soggetti affetti da “sindrome dell’intestino irritabile”, determina dolore, diarrea o stipsi, meteorismo (eccesso di gas), e distensione addominale. Questo perché quando si mangia si secernono particolari ormoni che stimolano l’intestino.

Le raccomandazioni dietetiche nella sindrome dell’intestino irritabile hanno l’obbiettivo di garantire uno stato di nutrizione ottimale, ma sopratutto di evitare il peggioramento dei sintomi che possono alterare la qualità di vita del paziente.
Si consiglia comunque di verificare sempre la propria tollerabilità verso ciascun alimento prima di escluderlo dalla dieta.
Non esistono singoli alimenti che causano i sintomi nella “sindrome dell’intestino irritabile”. Ci sono invece ampie categorie di cibi che bisogna evitare se una persona desidera migliorare i propri disturbi. Tutti questi cibi sono da considerarsi stimolanti od irritanti e sono verosimile causa di forte risposta con il riflesso gastro-colico nei soggetti che sono affetti da “colon irritabile”.

Cibi da evitare
Carboidrati
Una dieta a basso contenuto di carboidrati migliora sicuramente i sintomi (gonfiore, dolore, flatulenza, diarrea).

Glutine
Alcune persone, sicuramente non affette da celiachia, possono avere sintomi sgradevoli (dolore, gonfiore, diarrea) dopo l’assunzione di alimenti contenenti abbondante glutine.
Questa situazione patologica viene chiamata “intolleranza al glutine”.

Cosa sono i FODMAPs
La sigla FODMAPs è l’acronimo inglese di Fermentable Oligo-Di-Monosaccharides And Polyols. Questi sono dei nutrienti contenuti in numerosi cibi che costituiscono la nostra alimentazione quotidiana. Nello specifico, sono dei carboidrati a catena corta che vengono scarsamente assorbiti dalle pareti intestinali e sono fermentati dalla flora batterica, provocando un aumento di acqua nell’intestino e la produzione di gas, fattori che scatenano i sintomi precedentemente descritti.

Negli ultimi anni alcuni ricercatori australiani hanno studiato e dimostrato che un’alimentazione priva di FODMAPs favorisce (fino al 75% dei casi) una regressione del gonfiore e del dolore addominale, un miglioramento nella consistenza delle feci e, conseguentemente, una riduzione dei livelli di stress. Ad oggi, tale approccio è internazionalmente accettato come una strategia efficace nella gestione della “sindrome dell’intestino irritabile”.

In particolare i polyols sono un gruppo di carboidrati a bassa digeribilità usati come dolcificanti artificiali al posto dello zucchero e sono chiamati anche alcol di zucchero. Essi però non sono né zuccheri né alcol, hanno un sapore dolce e hanno il vantaggio di essere scarsamente calorici, non rovinano i denti, e contribuiscono a perdere peso nelle diete e ad abbassare la glicemia.
I più noti sono: eritritolo, maltilolo, isomaltolo, lattilolo, mannitolo, sorbitolo e xilitolo. Per il loro effetto sull’intestino alcuni di essi sono usati anche come purganti.

La loro rapida fermentazione contribuisce alla formazione dei sintomi gastrointestinali creando una distensione addominale in due modi:

  •  l’aumento dei liquidi all’interno dei visceri favorita dall’osmosi
  • un aumento della produzione di gas.

E’ così che molti pazienti in determinate ore del giorno (spesso la sera e dopo i pasti) vedono la propria pancia gonfiarsi come un pallone. A ciò si associa spesso dolore addominale e flatulenza con venti anche maleodoranti.
L’effetto dei vari FODMAPs contenuti in vari cibi si può sommare determinando così un ulteriore aggravamento dei sintomi.

 

Come funziona la dieta a basso contenuto di FODMAPs

La dieta a basso contenuto di FODMAPs prevede due fasi:

  1. fase: eliminazione totale degli alimenti contenenti FODMAPs per un periodo di 8 settimane (l’intervallo di tempo è variabile in base alla sintomatologia e viene concordato con il Gastroenterologo di riferimento);
  2. fase: reintroduzione graduale, ad uno ad uno, degli alimenti contenenti FODMAPs in accordo con il Gastroenterologo, monitorando il loro effetto ed eliminandoli nuovamente se ricompaiono i sintomi.
    L’obiettivo della prima fase è determinare la regressione dei sintomi mentre lo scopo della seconda fase è trovare il giusto equilibrio tra un buon controllo dei sintomi e un’alimentazione più varia. Infatti, nella fase di eliminazione vengono esclusi numerosi cibi di uso comune, provocando non solo una gestione più complicata dell’alimentazione dentro e fuori casa, ma nel lungo periodo anche possibili carenze nutrizionali (ad esempio di calcio e ferro). Inoltre, alcuni FODMAPs favoriscono la proliferazione di “batteri buoni” nell’intestino, pertanto una loro eliminazione molto prolungata potrebbe avere effetti nocivi nel lungo tempo.
 
                                                              CONSENTITI
                                                       (poveri di FODMAPs)
                                                                DA ELIMINARE
                                                              (ricchi di FODMAPs)
CEREALI
cereali
 Riso, mais (polenta), avena, grano saraceno, miglio, quinoa, amaranto, sorgo, tapioca Grano (frumento), segale, orzo, farro, kamut, cous cous, semolino, bulgur; (quindi pane, pasta, torte biscotti)
VERDURA
verdura
 Peperoni, cetrioli, sedano, carote, melanzane, lattuga, zucca, pomodori, spinaci, bietola, fagiolini, zucchine, cavolo cinese Carciofi, asparagi, broccoli, cavolo, verza, cavolfiori, cavolo cappuccio, cavoletti di Bruxelles, finocchi, barbabietole, cipolla, cipollotto, scalogno, porro, funghi, cicoria (e l’inulina, un suo derivato), radicchio, taccole
FRUTTA
frutta
 Banane, fragole, lamponi, mirtillo, uva, melone, pompelmo, kiwi, mandarino, clementine, arancia, ananas, frutto della passione, papaya, limone, lime Mela, pesca, pesca noce, nettarine, albicocca, ciliegie, pera, prugne, susine, cachi, cocomero, melograno, fichi, nespole, mango, avocado, more, frutta disidratata (uva passa, prugne/albicocche secche, datteri), frutta in scatola
FRUTTA SECCA E SEMI
frutta secca
 Mandorle e nocciole (massimo 10 pezzi al giorno), noci e arachidi (massimo una piccola manciata al giorno), pinoli, semi di girasole e di zucca  Anacardi, pistacchi, semi di lino
LEGUMI E PATATE
patate legumi
Patate, tofu, tempeh  Piselli, lenticchie, ceci, fagioli, fave
LATTE E DERIVATI
latte derivati
Latte delattosato, latte di riso/soia/avena/mandorle, yogurt senza lattosio (bianco o di frutta consentita), formaggi stagionati (es: parmigiano, grana), formaggi freschi senza lattosio (es: mozzarella, ricotta), burro Latte intero/parzialmente scremato/scremato (di mucca, pecora, capra), latte condensato o in polvere, yogurt con lattosio, formaggi freschi, gelati, budini, creme, lattosio
CONDIMENTI E AROMI
condimenti
 Olio extravergine di oliva, olive, olio di semi (mais, girasole o arachidi), aceto, aceto balsamico, erbe aromatiche, sale, pepe, salsa di soia, erba cipollina  Aglio, prezzemolo, peperoncino, origano, curry
DOLCIFICANTI
dolcificanti
Zucchero (saccarosio) bianco o di canna, glucosio, malto di riso, edulcoranti in modiche quantità (aspartame, acesulfame k, saccarina, sucralosio) Miele, fruttosio, sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo, isomaltolo, lattitolo, eritritolo, sciroppo di glucosio-fruttosio, sciroppo di mais, sciroppo di agave

CONSIGLI PER UN’ALIMENTAZIONE VARIA ED EQUILIBRATA
Fermi restando i permessi ed i divieti su specificati, può essere utile basare la dieta su
LA PIRAMIDE ALIMENTARE
La piramide alimentare è la rappresentazione grafica della dieta mediterranea, che costituisce un modello di sana alimentazione per tutti.
Con gli alimenti a disposizione è possibile seguirne le indicazioni, in modo tale da assicurarsi un’alimentazione nutrizionalmente equilibrata, che permetta di prevenire eventuali carenze.
Alla base della piramide sono posti gli alimenti di consumo quotidiano, fino ad arrivare al vertice dove si trovano i cibi che dovrebbero essere consumati con una frequenza limitata.

PIETANZE
piramide alimentareCARNE: possono essere consumate carni bianche e rosse, preferendone le parti magre. Evitare le carni grasse come hot dog, salsicce, pancetta, selvaggina, ecc. Frequenza di consumo: carne rossa 1 volta a settimana, carne bianca 3-4 volte.
PESCE: preferire il pesce magro (merluzzo, sogliola, nasello, palombo, trota, orata, branzino, platessa, ecc.) o il pesce azzurro fresco (sarde, sgombro, alici), evitare crostacei e molluschi. La frequenza di consumo è almeno 2-3 volte alla settimana.
FORMAGGI: limitarne il consumo a 1-2 volte alla settimana, evitando quelli stagionati/erborinati
(es. pecorino, gorgonzola, taleggio,...), e preferendo quelli freschi privi di lattosio (ricotta, mozzarella). È possibile consumare il parmigiano o il grana sulla pasta o in modica quantità.
UOVA: consumare massimo 1-2 uova alla settimana, preferibilmente non fritte.
AFFETTATO MAGRO: prosciutto crudo o cotto (senza lattosio) sgrassati, bresaola, fesa di tacchino, speck sgrassato. Evitare altri salumi o insaccati. Frequenza: 1-2 volte alla settimana.

LATTE E YOGURT SENZA LATTOSIO
Si consigliano 1-2 porzioni al giorno (es: 1 bicchiere di latte a colazione e 1 yogurt magro come spuntino).

FRUTTA E VERDURA
Preferire quelle di stagione, nelle qualità consentite.
Frutta: 2-3 porzioni al giorno, per un massimo di 240g.
Verdura: 1 porzione a pranzo e 1 porzione a cena

CEREALI E DERIVATI
Si intendono pane, pasta e prodotti da forno (crackers, grissini, fette biscottate) a base delle farine consentite, riso, patate, polenta, ecc. È importante che ne siano presenti 1-2 porzioni a tutti i pasti principali.
Si consiglia di evitare le varietà integrali (es: riso integrale), tranne in caso di stitichezza persistente. Evitare il consumo di pizza.

DOLCI
Un eccesso di zuccheri può incrementare i sintomi, pertanto è bene limitare il consumo di dolci (torte, gelati, cioccolato, marmellate, crema, budini, merendine confezionate, caramelle, ecc.).

OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA (evo)
L’olio evo è da preferire come condimento, mentre è bene evitare burro, margarina, strutto e panna. È preferibile utilizzare l’olio a crudo, nella quantità media di 3-4 cucchiai al giorno. Si può condire anche con erbe aromatiche, succo di limone, aceto. Evitare l’aglio.

ATTIVITA’ FISICA
L’attività fisica può essere di grande aiuto per chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile, poiché favorisce la riduzione dei livelli di stress e un miglioramento dei sintomi. Non solo: l’attività fisica permette il raggiungimento/mantenimento di un peso corporeo ottimale e la prevenzione di numerose malattie (diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, malattie cardiache).

Si consiglia di ritagliarsi quotidianamente 30 minuti per fare esercizio fisico, preferendo attività di tipo aerobico, come camminare, andare in bicicletta, nuotare e ballare. Anche l’attività fisica “furtiva” può aiutare (salire le scale, spostarsi a piedi,…).

Si suggerisce di frazionare l’alimentazione giornaliera in 3 pasti principali e 1-2 spuntini. È bene ritagliarsi il giusto tempo per consumare i pasti in tranquillità, masticando a lungo.

acqua gasBevande: è importante idratarsi correttamente durante la giornata. Sarebbe bene bere 1,5-2 litri di acqua al giorno, non eccessivamente fredda.
È possibile introdurre liquidi anche sotto forma di the deteinato, tisane o camomilla, prestando attenzione ad evitare il the alla pesca o le tisane di frutti non idonei.
Consumare con moderazione: the, caffè (massimo 1-2 tazzine al giorno), vino bianco o rosso (massimo 1-2 bicchieri al giorno, preferibilmente ai pasti), succhi di frutta consentita o spremute d’arancia.
Sono da evitare bibite gassate, birra, superalcolici, caffè d’orzo e cicoria.
L’acqua gassata è invece un buon aiuto alla digestione.

pentolaSi consiglia di adoperare metodi di cottura che permettano di non impiegare grassi: cotture al vapore, alla griglia, al forno, al cartoccio, nelle padelle antiaderenti. Si raccomanda di evitare le fritture e di non accompagnare le pietanze con intingoli elaborati o salse (maionese, ketchup,mostarda, senape).

 

etichetta1- LE ETICHETTE ALIMENTARI
I prodotti confezionati possono nascondere i FODMAPs e quindi è importante leggere attentamente l’elenco degli ingredienti riportato sull’etichetta. Vediamo alcuni esempi.

 

PRODOTTI SENZA GLUTINE
gluten freeSeguire la dieta priva di FODMAPs non corrisponde a seguire un’alimentazione priva di glutine, sebbene i prodotti senza glutine rappresentino una valida alternativa ai cereali da escludere. Non tutti i prodotti privi di glutine sono però idonei!
Vediamo un esempio di biscotti senza glutine.

 

OK
Fecola di patate, farina di mais, sciroppo di glucosio-fruttosio, olio di semi di girasole, miele 2,9%,uova fresche, aromi (latte), latte scremato in polvere, agenti lievitanti (carbonato acido di ammonio, carbonato acido di sodio), proteine del latte, sale, emulsionante: lecitina di girasole, stabilizzante: sorbitolo

 

KO
Farina di mais, fecola di patata, zucchero, sciroppo di riso, uova, amido di mais modificato, amido di riso, albume in polvere (uovo), agente lievitante, sale .

 

 

yogurtYogurt magro delattosato (latte magro, fermenti lattici specifici:
Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus),
preparazione di frutta (fruttosio;fragole 10%; addensante:amido modificato di tapioca;
succo concentrato di carota nera; aromi).

 

 

Attenzione: sebbene lo yogurt sia delattosato e alla fragola (uno dei frutti consentiti), però contiene il fruttosio come dolcificante.
Spesso il fruttosio viene aggiunto nelle marmellate, negli yogurt o nei cereali per la colazione.

Caramelle e gomme da masticare senza zucchero sono spesso dolcificate con edulcoranti non consentiti.

caramelle

inulina

Alcuni prodotti da forno potrebbero essere arricchiti con l’INULINA, una fibra vegetale derivante dalla cicoria, con un elevato contenuto di FODMAPs.

prosciutto cottoLa carne, così come il pesce e le uova, è un alimento privo di FODMAPs.
Attenzione deve essere posta alle carni e ai pesci elaborati (hamburger, polpette, pesce impanato) e ai prodotti a base di uova (creme, budini, salse), i quali potrebbero contenere ingredienti non consentiti.
hamburger

3- MANGIARE FUORI CASA

Mangiare fuori casa durante la fase di eliminazione potrebbe sembrare molto complesso. Alcuni consigli possono rendere più semplici queste situazioni: non sarà necessario rinunciare alle occasioni di convivialità fuori casa!

• Informarsi sugli ingredienti contenuti nelle preparazioni scelte
• Evitare impanature, pastelle, sughi e intingoli (spesso contengono amidi o farine non concesse)
• Diffidare dei piatti contenenti salse
• Assicurarsi che il pesce e la carne non siano infarinati o impanati con farine non idonee
• Evitare piatti con soffritti di aglio o cipolla
• Verificare che i salumi siano privi di aglio
• Preferire prosciutto San Daniele DOP, prosciutto di Parma DOP o speck Alto Adige IGP (in quanto certamente privi di lattosio o aromi non consentiti)

DIETA A BASSO CONTENUTO DI FODMPAS – LA FASE DI REINTRODUZIONE

La dieta a basso contenuto di FODMAPs, utilizzata per il trattamento della sindrome dell’intestino irritabile, prevede due fasi. La prima fase, quella di eliminazione, porta alla riduzione dei sintomi, con tempi e grado di miglioramento della sintomatologia variabile da persona a persona.

A questa fase deve seguire la reintroduzione graduale, ad uno ad uno, degli alimenti ad alto contenuto di FODMAPs, monitorando il loro effetto ed eliminandoli nuovamente se ricompaiono i sintomi. Una volta completata la fase di reintroduzione si individuano quegli alimenti effettivamente responsabili di scatenare i sintomi. Si giunge così ad un regime alimentare, applicabile nel lungo termine, che sia un buon compromesso tra un’alimentazione più varia e un ottimale controllo della sintomatologia. Inoltre risulta più facile gestire i pasti fuori casa e, reintroducendo alcuni tipi di FODMAPs, migliora la composizione della flora batterica intestinale.

COME AVVIARE LA FASE DI REINTRODUZIONE

È possibile iniziare la fase di reintroduzione soltanto dopo aver raggiunto una situazione di benessere tramite l’esclusione dei cibi ad alto contenuto di FODMAPs. Il grado di miglioramento dei sintomi è variabile da persona a persona, quindi è bene stabilire, insieme al Gastroenterologo di riferimento, quale sia il livello di controllo dei sintomi da cui si parte.

Durante la fase di reintroduzione è fondamentale continuare a seguire la dieta a basso contenuto di FODMAPs e testare un solo alimento per volta. Ogni alimento deve essere testato per tre giorni consecutivi, in quantità crescente. La quantità è molto importante perché si correla alla comparsa dei sintomi, ovvero alcuni alimenti sono tollerati solo in piccole quantità. Successivamente è bene far passare 2-3 giorni prima di testare un altro cibo, per evitare effetti crociati.

Per rendere più facile l’interpretazione degli eventuali sintomi, può essere utile compilare un diario alimentare, come mostrato nell’esempio sottostante. È consigliabile annotare non solo i sintomi ma anche l’attività fisica svolta e le proprie emozioni, poiché la sindrome dell’intestino irritabile si correla con un’aumentata sensibilità intestinale a questi fattori.

dieta

QUALI ALIMENTI COMINCIARE A TESTARE

Data la recente comparsa della dieta a basso contenuto di FODMAPs, non esiste un protocollo definito per la fase di reintroduzione, di conseguenza l’ordine di reintroduzione degli alimenti dovrebbe essere concordato con il Gastroenterologo, tenendo conto delle proprie abitudini alimentari. Ad esempio, gli alimenti che erano di consumo più frequente e più graditi potrebbero essere quelli da testare per primi, mentre gli alimenti sospettati di essere la principale causa dei sintomi potrebbero essere testati per ultimi.

Alcuni studi consigliano di cominciare a testare quegli alimenti che contengono un solo tipo di FODMAPs, poiché la tolleranza alle classi di zuccheri potrebbe variare. I sottogruppi di FODMAPs e i loro alimenti rappresentativi sono riportati di seguito.

sottogruppo foodmaps

La tabella consiglia delle razioni che possono fungere da guida durante la reintroduzione, ma la quantità da sperimentare dovrebbe essere adattata alla persona, ai suoi alimenti di utilizzo quotidiano e alle quantità normalmente introdotte. Ad esempio, è inutile testare il lattosio con 200 g di yogurt se la persona non è abituata a mangiarne mai più di un vasetto (125 g) alla volta. Allo stesso modo, non è utile testare il lattosio con lo yogurt se questo non fa parte dell’alimentazione abituale della persona, sarà più idoneo testare il latte.

Una volta che la tolleranza agli alimenti rappresentativi è stata verificata, è possibile testare gli altri alimenti appartenenti ai diversi sottogruppi di FODMAPs, incrementandone gradualmente la quantità e la frequenza di consumo.

sottogruppo foodmaps2

Successivamente si passerà a testare combinazioni di alimenti ad alto contenuto di FODMAPs. Ad esempio, una volta appurato che sia il miele che il pane sono tollerati, allora è possibile testarli insieme.

sserà a testare combinazioni di alimenti ad alto contenuto di FODMAPs. Ad esempio, una volta appurato che sia il miele che il pane sono tollerati, allora è possibile testarli insieme.

esempio pratico 1

COME INTERPRETARE I RISULTATI

Se l’alimento testato non provoca alcuna reazione significa che è ben tollerato e, una volta terminata la fase di reintroduzione, potrà essere inserito liberamente nell’alimentazione quotidiana.
Se l’alimento causa sintomi severi, è bene interromperne la prova ed evitare l’alimento nel lungo termine per un controllo ottimale dei sintomi.
Se l’alimento provoca sintomi lievi allora potrà essere ritestato in dosi più piccole e meno frequenti, per valutare se un consumo minore è ben tollerato.

Non è compito facile interpretare tutti i dati raccolti, quindi si consiglia di confrontarsi regolarmente con il proprio Gastroenterologo, per evitare l’esclusione non necessaria di alcuni alimenti.

CONSIGLI PRATICI

Si consiglia di testare gli alimenti nelle giornate in cui vi sia la possibilità di consumare i pasti a casa o di affidarne la preparazione a qualcuno che è a conoscenza del percorso intrapreso

È bene mantenere un consumo costante e limitato di caffè e alcool durante tutta la fase di reintroduzione, poiché sono sostanze che possono irritare l’intestino e un loro consumo variabile potrebbe interferire con l’interpretazione dei sintomi

Durante e dopo la fase di reintroduzione, è bene continuare a seguire le indicazioni nutrizionali della piramide alimentare, andando ad aggiungere alla propria alimentazione quotidiana i cibi di cui è stata verificata la propria tollerabilità.

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