La “Sindrome dell’Intestino Irritabile” (IBS), ovvero la “colite”

Circa il 10-15% della popolazione adulta di tutto il mondo è affetta da sindrome dell’intestino irritabile o IBS (dall’inglese Irritable Bowel Syndrome), in Italia chiamata da sempre, ma impropriamente “colite”.

La sindrome dell’intestino irritabile non è associata ad un aumentato rischio di malattie gravi o mortali, ma è associata ad un aumentato carico assistenziale-sanitario con risvolti economici non trascurabili.

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I dati rilevati hanno evidenziato che i pazienti con IBS ricorrono in maniera più frequente a visite mediche, a indagini diagnostiche e talvolta anche ad interventi chirurgici inutili. L’IBS determina spesso uno scadimento della qualità della vita così importante da essere la causa di un numero di giorni di assenza dal lavoro secondo solo a quello dell’influenza.

Cos’è la “sindrome dell’intestino irritabile” (IBS) ?
Essa può essere definita come un disturbo cronico e ricorrente delle funzioni dell’apparato gastrointestinale. Essa interessa il colon e l’intestino tenue con alterazioni delle funzioni motorie, della sensibilità dolorosa e della secrezione di liquidi. Queste attività del tubo digerente (motilità, sensibilità e secrezione) sono regolate dal cervello. Questo può interagire in modo improprio e anomalo con l’intestino, ed è perciò che l’IBS viene spesso chiamata anche disturbo dell’asse cerebro-intestinale. Queste alterazioni possono produrre sintomi quali il dolore o lo sconforto addominale, il gonfiore addominale (sensazione di ripienezza di gas) e cambiamenti nelle funzioni intestinali quali diarrea e/o stitichezza.

I Sintomi
Il dolore o lo sconforto addominale sono i sintomi principali dell’IBS, Questi spesso si attenuano con la defecazione.
Sono molte le cause del dolore addominale, ma nell’IBS esso è associato a cambiamenti dello svuotamento intestinale o evacuazione, che si manifestano con diarrea e/o stitichezza.
Persone che soffrono di IBS possono avere prevalentemente diarrea, oppure prevalentemente stitichezza, o invece alternare periodi di diarrea alternati a stitichezza.
I sintomi possono cambiare nel tempo: possono esserci periodi con sintomi molto intensi, come periodi in cui i sintomi si attenuano o spariscono del tutto
Un sintomo molto comune nell’IBS è il gonfiore della pancia, ovvero una sgradevole sensazione di ripienezza di gas al giro vita.
Altri sintomi sono l’urgenza improvvisa di dover correre in bagno per evacuare, la presenza di muco (bianco-giallastro) nelle feci, la fastidiosa sensazione di non aver svuotato completamente le feci dal retto (tenesmo).
Comunque il medico competente riconosce facilmente i sintomi tipici dell’IBS. Egli esaminerà l’addome del paziente, che potrà risultare normale o teso e dolente, dovrà eseguire un’esplorazione rettale, per confermare l’assenza di patologie tumorali e verificare se vi è incontinenza o spasmo del canale anale.
Comunque il passo più importante è quello di riconoscere la presenza di IBS ma soprattutto escludere il sospetto di altre malattie.

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La Diagnosi
Ascoltare attentamente il paziente, prendere nota dei sintomi e della sua storia clinica (anamnesi) è il primo passo per formulare una diagnosi corretta di IBS.
Il dolore addominale deve essere di lunga durata, almeno di molti mesi, ed avere queste caratteristiche:
• Il dolore o lo sconforto diminuiscono con la defecazione.
• Il dolore o lo sconforto si associano ad una diminuzione o ad un aumento della frequenza della defecazione.
• Il dolore o lo sconforto si associano ad un aumento o ad una diminuzione della consistenza delle feci.
Il passo successivo è quello di indagare se vi sono sintomi o reperti fisici che siano suggestivi di altre malattie, quali le malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn, Colite ulcerosa, cancro del colo-retto, celiachia).
Questi sintomi o segni particolari vengono chiamati “segnali di allarme” o “bandiere rosse” e sono:

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• Anemia
• Sanguinamento rettale
• Dimagramento inspiegabile
• Febbre
• Sintomi insorti dopo i 50 anni
• Famigliarità per malattie infiammatorie intestinali, celiachia o cancro del colon-retto.

Queste “bandiere rosse” non sono presenti nell’IBS e debbono far pensare alla presenza di altri problemi intestinali più importanti e gravi. Nel caso vi fossero bisogna segnalarli subito al medico per iniziare una serie di indagini approfondite

Cosa significa “intestino irritabile”??
“Irritabile” significa che le terminazione nervose situate all’interno della parete intestinale, che controllano la contrazione della muscolatura e trasmettono al cervello le sensazioni dell’intestino, sono più sensibili del normale.
Ciò significa che anche condizioni normali che possono stimolare l’intestino (mangiare un pasto, avere il ciclo mestruale, essere sotto tensione nel posto di lavoro), nelle persone affette da “colon irritabile” possono tutte determinare una risposta esagerata con un accentuazione dei sintomi suddetti. Pertanto i nervi ed i muscoli dell’intestino diventano più attivi causando diarrea, gonfiore, dolore e sconforto addominale. Se le contrazioni muscolari sono scoordinate o diminuite, esse determinano un rallentamento della progressione delle feci nel colon con conseguente insorgenza di stitichezza. All’opposto, se le contrazioni muscolari sono coordinate ma notevolmente aumentate, le feci possono avanzare più rapidamente attraverso il colon con la comparsa della diarrea.

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Quali esami bisogna fare per diagnosticare il “l’IBS” ed escludere altre importanti malattie dell’intestino ??
Il medico deve iniziare con raccogliere una storia clinica dettagliata per identificare i sintomi caratteristici dell’intestino irritabile e visitare manualmente la pancia del paziente.
Gli esami del sangue, quelli radiologici, e quelli endoscopici (colonscopia) non servono per fare diagnosi di colon irritabile, ma per escludere la presenza di malattie organiche, soprattutto tumori, che possono manifestarsi con gli stessi sintomi dell’intestino irritabile.
Chi soffre dei sintomi tipici di intestino irritabile ha tutti gli esami normali. Pertanto se non sono presenti i segnali di allarme illustrati sopra, sono sufficienti pochi esami per confermare la presenza dell’IBS e per escludere una malattia organica. Comunque in alcune situazioni bisogna sempre procedere con l’esecuzione di alcuni esami, soprattutto nei pazienti che presentano diarrea o diarrea alternata a stitichezza. Essi sono:

• La colonscopia deve essere eseguita sempre nei pazienti che abbiano 50 anni e più e non l’abbiano mai eseguita in vita loro o nei 5 anni precedenti. Durante l’esame è importante effettuare alcune biopsie della parete del colon su ogni lesione sospetta, ma anche su una parete apparentemente sana, in quanto la colite microscopica (che non presenta lesioni visibili all’occhio del medico) determina sintomi di dolore addominale e diarrea simili a quelli dell’IBS.
• Eseguire nel sangue la conta dei globuli rossi e bianchi per valutare la presenza di anemia.
• Dosare gli anticorpi anti Gliadina deamidata e gli anticorpi anti transglutaminasi IGA e IGG per escludere una celiachia (allergia al glutine contenuto nei cereali e in molti cibi lavorati). La celiachia infatti determina un malassorbimento di cibo e sostanze nutritive e si presenta con sintomi simili a quelli dell’IBS. Se questi anticorpi risulteranno positivi bisognerà eseguire una esofago-gastro-duodeno-scopia per eseguire delle biopsie duodenali e confermare così la presenza di celiachia.

Va comunque sempre tenuto presente che il colon irritabile può coesistere con una malattia organica e sarà compito dello specialista gastroenterologo trovare e applicare la cura giusta per ambedue le situazioni patologiche.

Quali sono le cause dell’IBS??
Non sono ancora ben note le cause dell’IBS. Vari fattori come quelli genetici, eventi traumatici avvenuti nell’infanzia (infezioni, abusi, traumi) possono predisporre alcune persone all’insorgenza della malattia.
I sintomi sono il risultato dell’alterata motilità intestinale (del colon in particolare, che determina un eccesso di contrazioni muscolari), da un’aumentata sensibilità ai cibi, gas e feci presenti nell’intestino. Infine vi è una tendenza dell’intestino ad essere iper-reattivo a svariati fattori: il mangiare, lo stress, le emozioni, le infezioni gastrointestinali, il periodo mestruale, la distensione gassosa, che possono scatenare o amplificare i sintomi.
L’alterazione della motilità e della sensibilità del colon sembra essere dovuta alla distruzione della corretta comunicazione fra cervello ed intestino. Questa comunicazione è chiamata asse cervello-intestino. Queste interazioni bidirezionali fra il cervello e l’intestino sono molto importanti nel mantenere la normale regolazione delle funzioni intestinali. Queste interazioni inoltre rispondono ad ogni potenziale disturbo o stress. In sintesi, nell’IBS, la normale regolazione delle interazioni cervello-intestino si altera, il che porta a cambiamenti nella motilità, sensibilità (sensazioni) e secrezioni a livello intestinale.
Vi sono numerosi fattori che possono giocare un ruolo nell’alterazione dell’ asse cervello-intestino. Essi sono:

• Una predisposizione genetica a sviluppare l’IBS (famigliarità).
• Una infezione intestinale avvenuta prima dell’insorgenza dei sintomi.
• Eventi stressanti ripetitivi e cronici od altri fattori psico-sociali.


Alcuni di questi fattori possono essere più rilevanti in un individuo con IBS, mentre altri fattori possono essere più importanti in un altro soggetto.

L’eccesiva crescita di batteri nell’intestino tenue (SIBO) può causare l’IBS ??

Ci sono più di centomila miliardi di batteri nell’intestino umano. Questi batteri contribuiscono alla digestione dei cibi e regolano le funzioni intestinali compresa la motilità, la sensibilità e le funzioni immunitarie. Di recente si è evidenziato che alcuni individui con IBS hanno un numero aumentato di batteri nell’intestino. Questo fenomeno è tecnicamente chiamato SIBO = Small Intestinal Bacterial Overgrowth. Alcuni di questi individui hanno migliorato i loro sintomi dopo una cura con speciali antibiotici. Sembra inoltre che la SIBO sia più frequente negli individui con IBS. Ricerche recenti hanno evidenziato che la SIBO non è tanto dovuta ad un aumento del numero assoluto dei batteri presenti nel nostro intestino, ma piuttosto ad un’alterazione del tipo dei batteri, cioè una crescita di “batteri cattivi” a scapito di quelli “buoni”. La cura di questa alterazione dell’equilibrio batterico consiste negli antibiotici (rifaximina e/o ciprofloxacina).

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l’IBS è una malattia seria e preoccupante ??
L’impatto dell’IBS varia da persona a persona . In alcuni soggetti l’IBS causa sintomi leggeri, ben curabili e che non interferiscono con le normali attività giornaliere. In altri l’IBS può ridurre significativamente la qualità della vita, riducendo le attività sia di numero che di qualità. I sintomi invalidanti possono essere intestinali o extra-intestinali come la stanchezza cronica, la spossatezza, l’insonnia e infine disturbi della sfera sessuale.
L’IBS è una sindrome cronica di lunga durata . L’insorgenza e l’esacerbazione dei sintomi può essere imprevedibile e può avere effetti debilitanti. Nella maggior parte degli individui le cure generiche sono poco o nulla efficaci e la condizione invalidante può portare ad un isolamento sociale:
Comunque l’IBS è un disturbo assolutamente benigno che non porta ad alterazioni del corpo anche dopo molti anni di sofferenze. In particolare le persone che soffrono di IBS non sono soggette a sviluppare una “colite ulcerosa” od un cancro del colon con più frequenza dei soggetti sani e non necessitano di check-up particolari o più frequenti rispetto alla popolazione normale.

l’IBS è una malattia una malattia che dura tutta la vita ???
In generale i sintomi tendono a scomparire nel corso degli anni. Purtroppo questo non accade per tutte le persone. Nei casi in cui l’evento stressante continui ad essere presente ed avere un impatto importante è molto difficile che l’IBS regredisca. Se invece i problemi esterni e lo stress si risolvono anche i sintomi scompaiono. Essi possono però riapparire se si presentasse un nuovo evento stressante (cambiamento di vita, nuovo lavoro) od un trauma (infezione gastrointestinale).

l’IBS è una colite ???
Fino a pochi anni fa sia i pazienti che i medici usavano il termine “colite” per significare IBS, cosa che ha determinato molta confusione. L’IBS veniva anche chiamata “colite spastica”. Oggi in medicina per “colite” si intende una infiammazione della parete interna (mucosa) del colon. Le infezioni batteriche o virali sono le cause più frequenti di colite. In altri casi l’infiammazione è di origine sconosciuta come nelle “malattie infiammatorie intestinali” quali la rettocolite ulcerosa ed il Morbo di Crohn,; in queste malattie la diagnosi è già evidente all’endoscopia ed essa viene confermata dall’esame istologico delle biopsie. Nell’IBS invece l’endoscopia è sempre normale come pure le biopsie prelevate in quel momento.
In alcuni casi, persone che non hanno mai sofferto di sintomi riferibili all’IBS, cominciano a soffrirne dopo essere stati colpiti da un’infezione gastrointestinale (es. avvelenamento alimentare) e questi persistono anche dopo la fase acuta dell’infezione. Questo quadro clinico viene chiamato “IBS post-infettiva”; l’endoscopia è normale, ma le biopsie possono evidenziare una lieve infiammazione della parete del colon che tende ad esaurirsi molto lentamente (mesi od anni). E’ possibile che in questi casi particolari chiamati anche “colite microscopica” intervengano modificazioni immunitarie poco conosciute.

Quali sono cause del gonfiore e del gas addominali ??
La pancia gonfia è molto comune nelle persone che soffrono di IBS. Questa sgradevole sensazione di ripienezza o pesantezza è percepita nella zona dell’ombelico. Essa può essere associata ad una distensione dell’addome ben visibile tanto da determinare problemi anche nell’abbigliamento.
Le cause di questo gonfiore non sono chiare. Molti possono essere i fattori coinvolti, come l’aumentata assunzione di cibi che determinano gonfiore, il rallentato transito nell’intestino e quindi la difficile eliminazione del gas, una ipersensibilità a certi cibi, un eccesso di formazione di gas nell’intestino, la stitichezza cronica.

La distensione dell’addome è probabilmente dovuta ad un rilassamento per via riflessa dei muscoli della parete addominale e ad una concomitante contrazione dei muscoli del diaframma (cupola muscolare che separa il torace dall’addome e che con le sue modificazioni facilita gli atti respiratori).

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Il ciclo mestruale può contribuire ai sintomi dell’IBS ??
Sicuramente le funzioni intestinali sono influenzate dai cambiamenti dei livelli degli ormoni femminili. I sintomi tipici dell’IBS possono accentuarsi durante il periodo mestruale (in particolare il dolore ed il gonfiore) a tal punto che è talvolta difficile capire se la sintomatologia sia dovuta a problemi ginecologici (endometriosi, patologie pelviche) e quindi di pertinenza del ginecologo od invece del gastroenterologo. Va comunque sempre tenuto presente che ambedue le situazioni posso coesistere.

Che rapporti vi sono fra lo stress e l’IBS ??

Uno dei modi per comprendere bene cosa sia l’IBS è tener presente che in questi casi vi è una aumentata risposta dell’intestino allo stress.
Come stress si intende qualunque cosa che possa stimolare il tratto gastrointestinale: la dieta, cambiamenti ormonali, attività fisica, stress psicologico/sociali. Lo stress a sua volta è definito come un turbamento soggettivo od oggettivo dell’omeostasi, cioè dell’equilibrio fra mente, cervello e corpo. Esso può esistere anche in assenza di sensazioni coscienti della sua presenza, quali l’ansia o il panico. Lo stress può essere di breve o di lunga durata (>3 mesi). La sua intensità può variare da un minimo fastidio quotidiano ad eventi di vitale rilevanza (incidenti, malattie mortali). Si è visto che uno stress cronico subito nell’infanzia, cioè prima dei 18 anni, si associa a molti problemi medici quali l’asma, l’alta pressione del sangue, l’obesità, e l’IBS.
I tipi di stress che influenzano i sintomi dell’IBS possono essere fisici (infezioni e interventi chirurgici) e/o psicologici (perdita del lavoro, divorzio, lutto, abusi fisici o sessuali). Lo stress determina un aumento sia della motilità che della sensibilità intestinali in tutti i soggetti, ma in modo più accentuato nelle persone che soffrono di IBS.
L’IBS è il risultato di una complessa interazione biologica fra cervello e tubo digerente che interessa sia le funzioni della periferia (il tubo digerente) che fattori centrali (sistema nervoso centrale). Quindi per comprendere bene cosa sia l’IBS, si deve capire che questa condizione rappresenta un’aumentata sensibilità dell’intestino che si manifesta in risposta a stress sia interni che esterni al corpo umano. Affrontare e riconoscere gli eventi stressanti è il primo passo per capire le relazioni fra essi e l’IBS. I pazienti debbono collaborare con il medico specialista nello sviluppare un piano di cura per risolvere queste situazioni in modo definitivo al fine di sgonfiare i sintomi e migliorare la qualità della vita.

Che rapporti vi sono fra fattori psicologici e IBS ??
Alcuni pazienti che soffrono di IBS presentano anche disturbi psicologici quali ansia e depressione. Ciò è più evidente nei pazienti con sintomi più accentuati, che generalmente vengono visti nei centri specializzati. Comunque non tutte le persone con IBS associano una sintomatologia di disturbo psicologico. Infatti i fattori psicologici non sono la causa principale dell’IBS. Questi possono però influenzare il modo in cui una persona cerca di confrontarsi con la malattia e tentare di risolverla.
Stress emotivi possono associarsi ad un peggioramento dei sintomi di IBS. Non è infrequente che persone con IBS sviluppino sintomi mentre mangiano al ristorante o ai ricevimenti. Le persone con diarrea più severa possono anche (sotto stress psicologico) avere degli episodi sgradevoli di incontinenza fecale. L’ansia che questi sintomi possano ripresentarsi nel momento più inopportuno, in quanto imprevedibili, determina un circolo vizioso fra stress emozionale, sintomi e ansia correlata che mantiene uno stato perenne di sofferenza e disturbi intestinali.
Tutti questi pazienti per guarire dai loro problemi necessitano di un rapporto empatico (cioè sincero e sereno) con un medico specialista esperto in questo campo clinico.
Molti soggetti soffrono invece di dolori addominali con diarrea o stitichezza senza alcuna evidenza di essere affetti da ansia, depressione o altri sintomi della sfera psichica. Tuttavia nuovi stress, anche se modesti (cambio di lavoro, coinvolgimento in una lite), sono eventi che possono causare un cambiamento transitorio delle abitudini intestinali e la comparsa di dolore addominale in molte persone anche in maniera ricorrente o cronica.

Che influenza od effetti ha la dieta sull’IBS ??
Gli effetti della dieta e dell’alimentazione sull’IBS variano da persona a persona.
Va sottolineato che nessun alimento provoca l’IBS, ma alcuni cibi possono peggiorare i sintomi in persone particolari e predisposte.
IBS 7Quando si sia instaurato un aumento della reattività dei muscoli intestinali e/o una aumentata sensibilità viscerale, come nell’IBS, tali da rispondere in modo eccessivo agli stimoli, anche il normale processo della digestione e non un cibo particolare, in certi momenti può aggravare i sintomi.
E’ noto che certi alimenti stimolano in generale reazioni intestinali, e nei soggetti con IBS un eccesso di questi cibi può peggiorare i sintomi. Ad esempio dei pasti troppo abbondanti o troppo ricchi di grassi, il caffè, la caffeina, l’alcol, possono provocare crampi addominali e diarrea. Ingerire in eccesso certi zuccheri che sono poco assorbiti dall’intestino, come il sorbitolo (utilizzato come dolcificante in molti cibi o dolciumi dietetici e in gomme da masticare e presente in natura nel miele e in alcuni frutti) può provocare crampi e diarrea. Mangiare in eccessiva quantità cibi che producono gas (fagioli, uva passa, ciambelle) può aumentare il contenuto gassoso intestinale in quanto l’IBS si può associare a gas e rigonfiamento. La cosa più curiosa è che i pazienti con IBS riferiscono che certi cibi creano problemi in certi giorni e non in altri, creano un senso di imprevedibilità, insicurezza e di contraddizione. Il consiglio è quello di tenere un diario alimentare per qualche settimana; in tal modo si possono  identificare i cibi scatenanti i sintomi.

In certi individui l’intolleranza ad un particolare prodotto alimentare può essere collegato all’insorgenza dei sintomi. Un numero non trascurabile di persone non è in grado di digerire una discreta quantità di latte e latticini. La spiegazione è che nell’intestino di queste persone è totalmente assente o presente in quantità ridotta la lattasi, cioè l’enzima che scinde gli zuccheri del latte. Le persone con deficit di lattasi possono soffrire degli stessi sintomi dei soggetti con IBS quando assumono latte i latticini. Una volta definita questa situazione, la cura è quella di evitare o ridurre al massimo il latte ed i suoi derivati nella dieta.
Lo stesso peggioramento dei sintomi avviene nelle persone che sono intolleranti al fruttosio e il fatto si accentua quando si mangiano cibi che contengono fruttosio in eccesso di glucosio. Recentemente si è scoperto che l’assunzione di alcuni carboidrati poco assorbiti nell’intestino e che determinano la formazione di gas, scatenano i sintomi dell’IBS. Questi carboidrati sono chiamati FODMAPs (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols). Questo gruppo di alimenti include frutta con fruttosio in eccesso di glucosio (mele e pere), alimenti con fruttani (cipolle, asparagi, carciofi, frumento), cibi che contengono raffinoso (lenticchie, cavoli),ed infine cibi contenenti sorbitolo (prugne, dolcificanti artificiali). Una dieta che elimini o riduca drasticamente tutti questi cibi può attenuare i sintomi dell’IBS.

Come si cura l’IBS ??
La prima linea di cura prevede misure generali quali l’instaurare un rapporto costruttivo e collaborativo fra il medico ed il paziente e indicare nuovi stili di vita che potrebbero migliorare i sintomi. In particolar modo è importante una attenta analisi degli alimenti assunti regolarmente che potrebbero essere elementi di stress tali da scatenare i sintomi. In tal caso essi dovranno essere evitati. Una dieta ricca di fibre, soprattutto solubili, può migliorare la stitichezza e anche altre disfunzioni. Comunque una dieta troppo ricca in fibre (frutta e verdura) può da sola provocare diarrea a gas intestinale.

Lo stress eccessivo può scatenare o peggiorare i sintomi tipici dell’IBS e altri non propriamente intestinali quali la stanchezza e la spossatezza cronica. Un riposo adeguato e un esercizio fisico periodico aiutano a ridurre lo stress contribuendo così a migliorare anche l’IBS.
Se queste semplici misure fossero insufficienti si possono associare dei farmaci.
Gli antispastici (diciclomina, hyoscyamina ed altri) hanno un limitata efficacia a risolvere l’IBS, ma in alcune persone possono alleviare i dolori ed il fastidio addominale, soprattutto quello che insorge dopo i pasti. I farmaci anti diarroici (loperamide) attenuano temporaneamente la diarrea. I lassativi possono risolvere una stitichezza momentanea, ma a lungo andare sono dannosi al colon. I farmaci antiansia (benzodiazepine) riducono i sintomi in fase acuta ma non guariscono; possono essere prescritti solo per brevi periodi in quanto causano una pericolosa dipendenza.


Quando i sintomi sono importanti e interferiscono negativamente con la qualità della vita, si possono prescrivere farmaci antidepressivi triciclici (amitriptilina, desipramina, nortriptilina) che anche a dosi molto basse portano a risultati positivi, soprattutto in caso di diarrea cronica.
Essi influiscono sul sistema nervoso centrale e periferico intestinale riducendo il dolore e la diarrea. Altri farmaci per il sistema nervoso centrale, quali gli inibitori selettivi della serotonina-norepinefrina (duloxetina, venlafaxina) hanno meno effetti collaterali dei triciclici, migliorano soprattutto il dolore e riducono la stitichezza.

Va comunque segnalato che non esistono schemi di cura standardizzati per questi disturbi, ma la cura deve essere disegnata dal medico specialista in queste malattie sulle necessità del singolo individuo.
Nuovi farmaci molto potenti sono in via di sperimentazione e periodicamente vengono immessi sul mercato, ma a causa dei loro importanti effetti collaterali debbono essere usati sotto il diretto controllo dello specialista (alosetron, tegaserod).
Per la stitichezza sono disponibili sul mercato nuovi interessanti farmaci come la prucalopride e la linaclotide, i quali non debbono essere utilizzati con leggerezza, ma vanno assunti sotto il diretto controllo dello specialista.

Antibiotici come la rifaximina, che è poco o nulla assorbita in circolo ma rimane attiva solo nell’intestino, hanno un ruolo in determinate situazioni in cui bisogna riportare alla normalità una flora batterica intestinale alterata da una recente infezione.
L’assunzione di batteri buoni (probiotici) o di sostanze che promuovono la crescita nell’intestino di batteri “buoni” (prebiotici) sono certamente utili in caso di diarrea cronica o di eccesso di gas.

Infine il gastroenterologo specialista in questi problemi fornirà consigli pratici di vita per combattere stitichezza, diarrea, nausea e vomito, nonchè cercherà di creare empatia con il paziente, convincendolo che i disturbi per quanto sgradevoli ed invalidanti non compromettono in alcun modo la sua salute e che con reciproco impegno queste situazioni potranno essere risolte.

<p>A cura del Prof. Giancarlo Caletti, Direttore della 2a Unit&agrave; Operativa Complessa di Gastroenterologia dell&rsquo;Universit&agrave; di Bologna presso l&rsquo;ospedale di Imola. Socio dell&rsquo;International Foundation for Functional Gastrointestinal Disorders (IFFGD), Milwaukee, USA.<br /><br /><strong>Per una visita specialistica ambulatoriale</strong>&nbsp;visita la pagina: &nbsp;<strong><a href="http://www.casacuratoniolo.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/146" target="_blank">Progetto&nbsp;I disturbi funzionali gastrointestinali</a></strong></p>

A cura del Prof. Giancarlo Caletti, Direttore della 2a Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia dell’Università di Bologna presso l’ospedale di Imola. Socio dell’International Foundation for Functional Gastrointestinal Disorders (IFFGD), Milwaukee, USA.

Per una visita specialistica ambulatoriale visita la pagina:  Progetto I disturbi funzionali gastrointestinali

Tags: colite, gonfiore addominale, colon irritabile

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